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utente anonimo in Ma poi cosa dovrebbe...
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E’ Maledizione questo Nero trasudare?
E’ Maledizione quest’oscuro travaso degli argini?
E’ vero questo ignoto mio remare?
E’ tradimento questo ruggire di asini?
Rombo di ghiaccio
Fiuto di fiume increspato
Trionfo di vite perse.
E’ fremere il non gioire?
E’ stupido trovare una chiave?
E’ polline il mio morire?
E’ remoto tutto il patire grave?
Crosta di ghiaccio
Ruvido velluto increspato
Sconfitta di frasi perse
Sai cosa trovo davvero buffo? L’espressione della gente quando prova la comodità di una sedia, una poltrona, un divano… sai quando si va a casa di qualcuno che ha comprato una poltrona nuova e ti dice: “provala, provala e dimmi un po’…”, allora ti siedi ma la naturalezza è quanto di più distante possa esserci… hai pochi secondi per dire, comunque, qualcosa del tipo “Uhm… davvero comoda!”… ed in quei pochi secondi l’Uomo riesce a proporre il più bel campionario di espressioni idiote che la natura gli abbia conferito in dotazione! Se vuoi vedere qualcosa di simile ma non hai né un amico con poltrone nuove né hai qualcuno da invitare per fargli provare il tuo salotto, puoi provare ad andare in qualunque grande magazzino che abbia il reparto arredamento… vai lì ed osserva quelli che provano le poltrone, le sedie, etc. etc….. certo, non è proprio la stessa cosa perché lì manca l’effetto amico-che-ti-pressa-con-lo-sguardo, ma ti assicuro che avrai comunque la possibilità di goderti un bello spettacolo!
Fino a poco tempo fa si vedeva in giro una pubblicità che ho sposato sin dal primo sguardo. Più o meno recitava così: “questa è solo stoffa – e veniva inquadrato un bimbo che coccola il suo orsacchiotto -, questa è solo carta – e vedevamo una ragazza piangere una lacrima su una lettera del suo Amore lontano - …”. La discriminante è questa: si può vivere la vita assaporando certi gusti emozionandosi del fatto stesso di goderne appieno le sensazioni… oppure no! Si può entrare in un vero e proprio orgasmo organolettico alternando un pezzo di pecorino sardo di media stagionatura con un buon bicchiere di nero d’Avola entrando in una spirale gusto formaggio-gusto vino-gusto formaggio perdendo perfino le cognizioni spazio-temporali… oppure si può mangiare del pecorino sardo che, boh, potrebbe essere anche toscano, stagionatura-che diavolo-è, bevendo del vino che qualcuno ti dice essere siciliano…. Parliamo degli stessi prodotti, ma certamente non delle stesse persone! Ecco, io mi rivolgo a chi vuole e sa godere delle possibili sfaccettature di un incontro di sapori, di una mescolanza di sfaccettature, di un sodalizio di colori tra loro sconosciuti ma che vissuti da chi ne coglie il disegno d’insieme rivelano un quadro altrimenti inesistente… mi rivolgo a te, pittore delle tue emozioni, sono certo che esisti, sono certo che anche tu avrai colto più di una volte relazioni che per te sono state inoppugnabili tra un libro ed una certa musica… la sua COLONNA SONORA, in realtà, perché non avresti potuto pensare a quella lettura senza quell’accompagnamento musicale più di quanto potresti immaginare il sole di notte, il prato senza l’erba, l’Amore senza il Sesso… “La versione di Barney” di Morderai Richler senza “The Koln Concert” di Keith Jarret.
Protagonista di una diottria in meno
Miope discepolo di un tempo odierno
Trovatore di giuste Falsità
Giustiziere di cruente Amenità
Vaghi furioso in cerca di frasi promesse
Chiedi gemendo viottoli con strade sconnesse
Non vedi non senti non vuoi
Giudizi commenti non tuoi
Frattaglie frattanto non sai
Fratello “un giorno avrai”
Avrò?, vedrò, non do
Avrai sentori di un “so”.
Ghiera non lucida frenetica
Pignone ingranaggio dentato
Tumide labbra in mimetica
Timore di un bacio mai dato
Fiore di mattino terso notturno
Gridasti d’avviso, friabile verso
Anemone d’erbaceo concerto
Fragore d’incerto sgomento
Frugasti impavido o perso
Drenaggi d’umore diurno
Tremendo fiorire ruotando
Tramasti tremori vergendo
Un tuo no in mille sì
Conforma feroci vendette
Studiasti parole non tue
Consumasti l’uno nel due
Piangesti le frasi non dette
Nero fascino d’un nuovo dì.
Hai mai riflettuto seriamente su quanto sia pesante il bagaglio che ci portiamo dietro dalla nascita? Intendo dire l’eredità sociale che inevitabilmente influenza le nostre vite in modo così serio da essere persone diverse con destini diversi e vite diverse solo perché nate in posti, famiglie diverse. Noi tutti crediamo di avere ben presente quanto sto dicendo, ma non è vero! Se fosse vero eviteremmo di guardare con uno sguardo che si approssima allo schifo coloro che vivono ai margini della società, che per mangiare lavano vetri o chiedono l’elemosina… per MANGIARE, capisci? Non per avere un modello diverso di qualcosa a forma di bisogno tecnologico, no! Per MANGIARE! Lo reputiamo normale, giorno dopo giorno, anzi ci lamentiamo anche un po’ se dobbiamo perdere del tempo per prepare il pranzo o la cena…. UFF, che palle!!! E se dobbiamo fare la spesa? Che PALLEEE!!! Poi, tornando a casa, ecco lo sguardo-approssimativamente-schifato-disturbato verso il primo questuante che incontriamo! Bada bene, non sto dicendo che dovremmo dare soldi a tutti, io stesso spesso dico no a questi miei colleghi d’Umanità, ma lo sguardo schifato, minchia, quello non lo sopporto! Ti guardano schifato a te, brutto pezzo di merda in vestito Armani, quando entrano nel tuo bel negozio e tu tenti di proporre le tue mercanzie comprate con soldi che meriti di possedere tanto quanto meriti di essere nato con gli occhi marroni piuttosto che azzurri? Ma sto divagando… io non intedevo parlare solo del fattore economico quando parlavo di “bagaglio”… perché in effetti, per raro, rarissimo che possa essere, si potrebbe anche avere la fortuna di diventare se non proprio ricchi almeno benestanti grazie ad una concomitanza di fattori tra i quali le proprie capacità personali… ma sarai mai uguale al figlio di un avvocato se sei nato figlio di puttana? Oddio, a volte le cose coincidono perfettamente… ma tu hai capito perfettamente cosa intendo, no? Tanto, troppo, dipende da quel famoso “bagaglio” che ci è stato fornito alla nascita e dal quale non ci potremo mai liberare del tutto durante la nostra vita! Ed io credo che questo sia nello stesso momento il fattore preponderante dell’esistenza ed il fattore meno considerato dell’esistenza stessa! E lo trovo buffo.
In realtà il punto è che domani non potrai mai avere esattamente ciò che pensi di cominciare ad assaporare oggi. E non voglio solamente dire che oggi immagini una persona della quale ti stai innamorando in modo diverso da quello che in realtà la persona è… questo in parte accade, ok, ma la faccenda è anche più banale… l’altra persona in realtà non è se stessa e non lo sa nemmeno lei perché anch’essa - la persona intendo, non una Lei generica perché il discorso è identico anche per un generico Lui - anch’essa, dicevo, vive il sogno. IL SOGNO, non la realtà! Oh, sarà banale, ma la concomitanza di fattori appena citata, tu che vedi l’altro come lo immagini ma anche come l’altro si immagina, è proprio ciò che crea le distanze nel futuro. Due persone che pensavano d’amarsi semplicemente non si conoscevano e quando finalmente decidono di presentarsi per benino… PUFF, il sogno svanisce e non sempre si riesce ad accettare una realtà alla quale non si era affatto preparati. I fattori sono due - almeno secondo me - ma la permutazione delle possibili conseguenze si prende gioco della matematica e non è “due fattoriale”! Beh, in effettiii… forse… “quattro fattoriale”… sai, essendo due fattori ma due anche i soggetti in gioco…. vabbè, devo ricordarmi di controllarla ‘sta cosa… comunque, ad esempio può accadere che lui perda il se stesso costruito a sua stessa insaputa in fase d’innamoramento, come dicevo prima, e lei pur accorgendosene, accetti perfettamente il suo “nuovo” lui, lo AMI, anzi! Però lui no, e magari pensa pure che sia stata lei a cambiare quando invece lei, ancora innamoratissima, è esattamente la stessa che lui ha conosciuto! Ora, pensa quante possibili permutazioni permette di ipotizzare la combinazione dei due fattori di cui ti sto parlando! E considera anche le reazioni a catena derivanti da ciascuna delle possibili permutazioni, perché mica è tutto così statico, Lui cambia\Lei no, Lei non accetta il nuovo Lui o Lui pensa sia cambiata Lei, fine dell’Amore… no, non è certo così semplice, non è certo così schematico… ed è questo il punto: non puoi schematizzare la fine di un Amore più del suo inizio… eppure ho preso in considerazione solo DUE fattori scatenanti, ma se davvero ci rifletti bene, non solo superficialmente, ti perdi nel considerare tutte le possibili conseguenze della mescolanza degli eventi possibili come quando si tenta di riflettere profondamente sull’infinito… resta una sola considerazione: si cambia e non sempre questo è accettabile. Quando si arriva ad amare i cambiamenti propri e/o altrui, bada bene, NON accettare bensì AMARE, l’Amore è Eterno. Ma non accade quasi mai e si cade o nella fine dell’Amore o, nella peggiore delle ipotesi, nell’accettazione del Ricordo di un Amore.
Mi piace immergermi nelle atmosfere, non nei particolari… godo nel sentirmi partecipe di un insieme, ma se scruto i dettagli precipito nel concreto e l’astratto di cui mi beavo un attimo prima diviene troppo solido per avvertire l’ebbrezza di un’emozione… non so spiegarmi meglio, ma posso farti un esempio che riuscirà a confonderti ancora di più: mi trovo dinanzi ad un panorama fantastico dove si fondono tra loro diversi particolari che soltanto nella loro coesistenza creano l’atmosfera che prima ho definito “panorama fantastico”… bene, ora qualcuno propone di visitare la chiesetta laggiù e poi la spiaggia dove si distingue da quassù quel tratto ombroso di palme… e per me è finita la poesia! Non era “chiesa” ciò che guardavo e non erano “palme” ciò che attirava la mia attenzione! Era il TUTTO, l’insieme! Ma scendiamo, va bene, sono il solo a vedere ciò che vedo, non penserei mai di spiegarlo a tutti gli altri, scendiamo giù, ok! Bella la chiesetta, il suo interno rivela preziosi ed imperdibili capolavori … graziosa la spiaggetta con le palme, davvero una bomboniera, e poi il profumo del mare mischiato con quello degli arbusti meritava davvero d’essere vissuto da vicino… ora tutti i sensi sono soddisfatti, tranne il mio senso d’astrazione! Ora tutto esiste in quanto “materiale” ma ho perso lo splendore dell’immaginare tutto ciò che non sapevo nemmeno d’immaginare, ho perduto il “panorama fantastico”…
Prendi un muretto a secco, hai presente un muretto a secco, no?… se lo guardi nel suo insieme e pensi alla sua costruzione, alla maestria di mani che hanno spaccato le pietre in modo che creassero un puzzle che riuscisse ad essere talmente perfetto da riuscire ad essere adesso dinanzi a te che lo ammiri… questo, moltiplicato per tutte le pietre componenti il muretto, mi lascia senza fiato, mi riempie quasi d’orgoglio, come se io, col solo comprendere quale Lavoro si celi dietro a quell’apparentemente rozzo muretto, possa in qualche modo essere di fatto partecipe di quell’Opera… ma se lo guardi da vicino, se scruti la singola pietra che funge da mattone il tuo sguardo si fermerà al mattone, la tua mente perderà quel concetto d’insieme che tanto grande aveva reso il tuo animo e che tanto… “immaginifico” aveva reso quel mattone adesso troppo concreto per fantasticarlo in modo astrattamente concreto…
CHIUSA IN UN CASSETTO,
IN FONDO AL CASSETTO,
C'E' LA CHIAVE CHE APRE
QUEL CASSETTO.