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utente anonimo in Ma poi cosa dovrebbe...
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Di notte c'è buio, almeno secondo me. Poi ci sono i lampioni... ma questa è già un'altra storia. Normalmente è buio... tranne quando la luna è molto piena, allora si dice che c'è la "luna piena", ma comunque, se non ci sono i lampioni (che è un'altra storia), è sempre piuttosto buio, anzichenò. (scritto per "Gioca e vinci La notte dei blogger", sul blog di personalitaconfusa) Di notte
In realtà la notte non esiste, perchè la Terra ha sempre sia la notte che il giorno, quindi la parola "notte" è vera solo per metà, la metà di un intero che è Vita a prescindere dal punto di vista in cui ti trovi, a prescindere che ad illuminarla siano i lampioni o il Sole... a prescindere.
TREMORI
Tremori di un'ansia crescente
che buca il muro delle apparenze
invadono un corpo spaventato
dalla pura certezza di non poter resistere
alla veemenza di un forte vento crescente
che mentre speri vada scemando
sta già distruggendo la tua mente senza forze
e senza appigli
che comunque cerchi
con una presunta forza
che non riconosci come debolezza.
L'OMBRELLO DI SABBIA
Spiagge d’inutilità bagnano i deserti
troppo aridi
delle abitudini.
Piogge torrenziali
inondano la sabbia di un deserto
già bagnato dalle lacrime della folla
disorientata
dall'insensatezza del quotidiano.
Un sano bisogno di dubbi
allieta chi,
totalmente essiccato dalle certezze,
ora si bagna
sotto lo sguardo incredulo
di chi cerca disperatamente un riparo
che non c'è.
E ad un certo punto arriva il fatidico “DO MINORE”, urlato verso l’orchestra dal cantante invitato al programma trash (esite ormai qualcosa che non lo sia in TV, Simpson a parte?). Lui canta “Nessun Dorma”, “O Sole Mio”, ma ad un certo punto, dopo quello che sembra essere l’acuto spaccacoglioni finale, urla ‘sto “DO MINORE” e l’orchestra dovrebbe da questo aver capito che lui sta per iniziare a cantare proprio QUELLA canzone lì, non un'altra qualunque tra le milioni di canzoni che potrebbero essere eseguite in do minore, no no, proprio quella lì, stanno improvvisando, capite?, non è mica prevedibile il fatto che al cantante venga quest’irrefrenabile voglia, ad un certo punto dell’esecuzione provata e riprovata mille volte, di eseguire proprio quel pezzo lì, il quale, sì, è vero, fa parte del suo repertorio da 40 anni, forse è l’unico brano che ci si aspetterebbe da lui quella sera, ma lui non lo ha provato, gli è venuto così, in quel momento, sapete, quando c’è l’ispirazione… ma il pubblico applaude… l’orchestra è fenomenale, è riuscita subito ad andargli dietro (no, ha fatto di più: ha iniziato prima di lui!)… il visibilio è palpabile… lo share era altissimo, si scoprirà il giorno dopo… temo che sia esattamente come mettere sullo scaffale più visibile il prodotto che tutti vorrebbero trovare esattamente lì… ma io, che non bevo la Coca-Cola e adoro un buon Nero d’Avola con un rapporto qualità-prezzo straordinario come l’Almanera di Fatascià, perché devo sempre fare chilometri per trovarlo, sempre ammesso che poi lo trovi?
Ok, non dico la vecchietta, che forse, peraltro, ne avrebbe più bisogno di tutti… non voglio dire nemmeno la signora ancora in forma… che pure lei, forse, ne avrebbe un tantino bisogno… e, ok, voglio escludere anche il ragazzo mediamente in forma… ma prendiamo un atleta, uno che magari faccia i 100 metri in 10 secondi netti… diciamo anche 10:50, così, giusto per umanizzarlo un po’, e facciamolo vivere con una forbice in mano, una forbice che abbia un terribile bisogno di essere un tantino più affilata. Lui non dovrà mollarla MAI, dovrà astenersi da docce domenicali perché rischiano di centuplicarsi le probabilità di dovere espletare il suo compito proprio nel momento in cui tutto nudo, seppure con le forbici in mano, si trovi totalmente insaponato… dovrà indossare sempre tuta e scarpette da corsa professionali, altro che le ciabatte un po’ logore della casalinga media, e dovrà perennemente stare all’erta posizionato il più vicino possibile alla porta di casa. Poniamolo in un condominio, diciamo al terzo piano (non addirittura all’ottavo, ma nemmeno al primo, anche se credo che potrei pure risicare addirittura con un piano terra), abbiamo detto con forbice in mano, tuta e scarpe da corsa, vicino alla porta… ora, io mi sento di garantire al 100 % che col piffero che raggiungerebbe l’arrotino in Punto sgommante con megafono 120 decibel urlante il rilevante “RIPARIAMO LA VOSTRA CUCINA A GASSE…”…
Sappiate, comunque, che ho smesso di chiedermi per chi-cosa passi l’arrotino… ho abbandonato da tempo le ipotesi esoteriche, da un po’ meno tempo quella dello spaccio secondo una qualche formula che continuava a sfuggirmi… no no, ho davvero abbandonato il proposito di capire… a volte, nella vita, bisogna invece capire quando accettare l’inspiegabile… un po’ come quando decisi che non era più il caso di farmi venire i capogiri tentando di capire l’infinito.
L’uso del flauto dolce in qualità di strumento musicale predefinito nelle scuole medie ha un suo preciso disegno. Io ho 32 anni, non so se tutt’ora vige la “legge del piffero”, ma ricordo bene che tale oggetto fosse considerato un passaggio obbligatorio per lo studio della materia “MUSICA”. Ora, voi ricorderete lo sgretolamento degli zebedei che implicava il ripetere NON gli esercizi (quelli sarebbe ovvio!), bensì le insulse melodie da ripetere, ripetere, ripetere…. Fu fu fu fu fu fu fuuuuuu….chi ne usciva meglio era quello che “io non riesco a fare neanche il do” perché gli usciva una cosa simile al gemito basso-acuto tipico delle coliti croniche in fase acuta quando faceva quello “basso” (con tutti gli 8 buchi coperti, per intenderci, compreso quello delle ottave), uno straziante e preoccupante sibilo incerto quando faceva quello “alto” (2 buchi coperti, il secondo e quello delle ottave, sempre per intenderci)… di fare il si bemolle neanche a discuterne, il mi acuto, poi (quello con il buco delle ottave aperto a metà, chi si ricorda?)…. ommadonna cosa poteva uscirne! Ecco, lui era esentato, in pratica era l’unico con qualche speranza, insieme a quei pochissimi che facevano tutto ed in fretta non dico divertendosi, ma quasi con noncuranza, erano gli unici, dicevo, che potevano anche diventare musicisti, un giorno. Di uno strumento VERO, s’intende (anche il triangolo va in orchestra, ma avete mai visto un flauto dolce di fila?)! C’era, e ritengo ci sia ancora, un preciso disegno: scremare l’Italia da troppi potenziali aspiranti musicisti. Ecco, il flauto dolce serve a questo, ad evitare che il 98% dei ragazzi tredicenni possa pensare: “quasi quasi faccio il musicista!” con conseguenze catastrofiche sull’assetto sociale-economico-politico di una nazione… non so se anche all’estero funzioni così, ma da noi è sicuramente così… altrimenti non si potrebbe in alcun modo spiegare perché non si studi qualcosa che poi si suoni DAVVERO nel corso di una vita, se non proprio al Teatro Massimo Bellini di Catania almeno su una spiaggia con falò, che ne so, la chitarra, mantenendosi sempre su costi sufficientemente bassi per l’acquisto di uno strumento di non eccezionale fattura… e farebbe pure meno schifo suonarlo se si fosse acquistato usato!