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giovedì, 10 febbraio 2005

 

A volte faccio zapping. Non sapevo nemmeno di fare una cosa simile prima di venire a conoscenza del fatto che “cazzeggiare  col telecomando in mano annullando la mente obliterandola con il flusso insensato di canali che si susseguono senza alcun senso logico” si traduca con “fare zapping”. OK, a volte faccio zapping. Cioè…. Non è che lo faccia volontariamente, intendiamoci, è soltanto che una concomitanza di fattori, tra i quali citiamo a memoria lo stress, una giornata di merda che mi abbia colmato di stress, uno o più dialoghi iperstressanti con clienti o potenziali tali nei quali lo sbocco naturale sarebbe l’uccisione previa tortura dell’interlocutore con conseguente stress per dovermi snaturare trattenendomi da tale ovvia conclusione, stress, riunione aziendale con impossibili, stressanti sproloqui di uno o più capi nei quali si affermi tranquillamente che il bianco, dopo essere stato nero malgrado tutti lo ricordino tranne loro, torni ad essere nero malgrado tutti ricordino essere stato anche bianco, tutti tranne loro, s’intende, il tutto senza che i vari passaggi intermedi siano mai esistiti, tranne che per tutti, MA NON PER LORO (un po’ come il Ministero della Verità di “1984” di Orwell… e se c’è qualcuno, qui, che non lo abbia mai letto, non capisco proprio perché stia ancora perdendo tempo a leggere le mie stronzate invece di correre a leggerselo tre volte di fila!), stress, stress, stress….. insomma, grazie a tale sfaccettatissima serie di fattori scatenanti, avviene che io faccia zapping. Allora può anche accadermi di trovarmi imbambolato dinanzi a scene simili: pseudo-giornalista intervista famoso stilista chiedendogli: “Maestro, qual è il colore di quest’anno?” e, cosa ancora più incredibile, lo stilista-non-mago in questione risponda NON mandando affanculo la rea di millantato credito che si dichiara “giornalista” urlandole che ognuno vesta i colori che più gradisce, NON ESISTE un COLORE DELL’ANNO né tantomeno esisterebbe davvero se qualcuno dicesse che esiste e lo indicasse come se stesse comunicando un dato certo come le quotazioni della Borsa, perché tanto significherebbe soltanto che quello è il colore che si vorrebbe rendere “di moda”, ma la moda è un’invenzione atta solo a vendere ciò che più conviene a chi vende e, di certo, non può in alcun modo cambiare i gusti personali e soggettivi di ciascun essere umano, quindi non può esistere un COLORE DELL’ANNO…. NO, non risponde nulla del genere, il Maestro…. Il Maestro si lascia andare, con un tono che potrebbe benissimo avere un filosofo parlando della “Critica della Ragion Pura” di Kant, a disquisizioni in merito ai colori dell’anno e a tutte le loro sfumature… devo smetterla di stressarmi.

Postato da: tremori a 21:16 | link | commenti (2) |

martedì, 08 febbraio 2005

Mi hanno sempre affascinato le differenze concettuali dovute alle traduzioni nelle diverse lingue presenti in targhe, avvisi, etichette….. Spesso si tratta non di semplici differenze linguistiche dovute prevalentemente a “modi di dire” caratteristici di una particolare lingua e praticamente intraducibili, bensì di interi concetti espressi in una lingua, omessi in un'altra e/o modificati nella sostanza in un’altra. Gli esempi sarebbero tantissimi, ma voglio citarvi quello che ho appena visto che mi ha fatto tornare in mente la questione: vino Etna Rosso Solicchiata Torrepalino (buonino; buonissimo invece il rapporto qualità/prezzo!), etichetta posteriore (quella degli accostamenti ideali che citano piatti vieppiù ricercati via via che il prezzo del vino aumenta, esempio: formaggi se il vino costa 2 euro, formaggi stagionati se costa 6 euro, formaggi stagionati preferibilmente pecorini di fossa invecchiati minimo 36 mesi se costa 20 euro):

ITALIANO: “[…]”;

INGLESE: “[…] Uncork a few hours before pouring.”;

TEDESCO: “[…] ist erst einige Minuten vor dem vor dem Servieren zu offnen.”.

Traduco:

ITALIANO: non v’è alcun cenno al fatto di stappare o meno con anticipo la bottiglia;

INGLESE: “Stappare alcune ore prima di essere versato”;

TEDESCO: “Va stappato soltanto alcuni minuti prima d’essere servito”.

Mi sorgono spontanee diverse domande, tra le quali:

1)      Si trascura di dire agli italiani che va stappato prima d’essere servito perché si da per scontato che essi conoscano molto bene tale procedura o perché si presume che essi se ne fottano di tale sottigliezza?

2)      Si suggerisce agli inglesi di stappare addirittura ORE prima del consumo perché si è scientificamente provato che così si adatta meglio al loro gusto o solo perché si vuole eccessivamente valorizzare il prodotto conferendogli un importanza tale da dover considerare il suo consumo con ore di anticipo?

3)      Si precisa ai tedeschi di aprire la bottiglia SOLTANTO alcuni minuti prima d’essere bevuto perché altrimenti per il loro gusto il vino subirebbe trasformazioni non gradite o semplicemente perché la sola idea di dover pensare ORE prima all’apertura della bottiglia frantumerebbe gli zebedei al tedesco medio a tal punto da indurlo a non comprare la bottiglia? E allora, perché non fare come con gli italiani e trascurare del tutto di dare consigli in merito?

Postato da: tremori a 21:56 | link | commenti |