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giovedì, 14 luglio 2005

Tirato in ballo da Isabella, partecipo molto volentieri a questa gustosissima catena

1-Il tuo primo ricordo di te stesso cucinando?
Non so quanti di voi conoscano la “cotognata”. Trattasi di un dolce composto principalmente da purea di mele cotogne e zucchero. Se ne può ricavare marmellata o panetti da far rassodare in formine di terracotta, i quali possono poi essere consumati nel corso di tutto l’anno. Il periodo di preparazione è ottobre/novembre ed il mio primo ricordo ai fornelli è con mio padre, esperto preparatore di questo squisito dolce, a girare e rigirare in enormi pentoloni, rigorosamente con mestolo di legno, questa massa bollente, gialla e dolcissima che sarebbe poi divenuta cotognata. Sarà a causa di questo dolce ricordo che tutt’ora ne mangio in quantità industriali?

2-Chi ha influenzato di più il tuo stile culinario?
Sembra essere il leit motive di questi ultimi post, ma devo per forza ripetermi: mio padre. Mia madre è abbastanza brava in cucina, fa una pasta al forno ed una parmigiana di melanzane da competizione, ma mio padre era “il cuoco”, quello che leggeva l’Artusi e ne tentava varianti anche ardite, ma sempre gustose. Riusciva a fare un piatto classico alla perfezione, ma le sua dote principale era quella di aprire il frigorifero, titare fuori ciò che c’era ed inventarsi “qualcosa” così, sul momento… a volte riusciva a fare veri miracoli, anche con ingredienti poverissimi… vere “prove del cuoco”, ma vent’anni prima della trasmissione (e con ingredienti DAVVERO improvvisati!). Io restavo ammirato da tale inventiva ed inconsciamente assimilavo lo stile che adesso tento di imitare… con risultati alterni!

3- Possiedi del materiale fotografico che possa provare un interesse precoce per il mondo culinario? Te la senti di farcelo vedere?
Purtroppo non ho alcuna foto del genere, ma i miei genitori mi hanno raccontato un episodio che manifestò il mio precocissimo interesse per il mondo enologico, più che culinario: banchetto di nozze, io avevo circa due anni… al momento della consegna delle bomboniere approfittai della breve distrazione dei miei familiari per scolarmi un cospicuo numero di fondi di bicchiere con lo spumante… mi ubriacai a tal punto da dovermi portare all’ospedale per una disintossicazione, ma mi hanno anche detto che fossi la cosa più divertente mai vista!

4- Hai qualche fobia culinaria? Un qualche piatto che solo a pensarci ti viene il sudore?
Sì, quella di non avere mai abbastanza cibo dinanzi a me! Scherzi a parte, sono praticamente onnivoro e se mi trovo dinanzi un piatto “nuovo” lo assaggio sempre: non comprendo un rifiuto a priori, senza aver prima assaggiato ciò che lascia perplessi! Una sola volta ho dovuto addirittura sputare il boccone in cui m’ero avventurato e trattasi dell’unica “cosa” che proprio non riesco a mangiare: da noi si chiama “sangeli”, sanguinaccio, insomma… per chi non lo conoscesse, trattasi di sangue di maiale bollito in budello con sale e pepe… c’ho provato, nonostante trovassi l’idea ributtante ed ho trovato ributtante anche il gusto e l’odore… sì, un po’ mi viente il sudore al solo pensarci!

5- Il gadget in cucina che funziona meglio / quello che ti ha deluso di più?
La bilancia elettronica… peso tutto quando cucino, ma mica per la dieta (???), solo per essere sicuro delle proporzioni, spesso peraltro inventate da me lì per lì!
Un “affare” imbonitoci in un mercatino da un “urlatore”… serviva per tagliare, sminuzzare, etc.: ingombrantissimo, fu riposto dopo una settimana in un buco nero presente in casa mia dove, peraltro, sono certo siano finite un mucchio di altre cose molto più utili.

6- Un abbinamento cibario strano che mi piace e che probabilmente non piace a nessun altro...
Philadelphia e ‘nduia amalgamati insieme e spalmati su fette di pane casareccio abbrustolite e sfregate con aglio… ma credo che se solo venisse assaggiato avrebbe molti più estimatori! Altro abbinamento non molto consueto con la ‘nduia (scoperto in una trattoria calabra) e che adoro è con la ricotta (rigorosamente di pecora!), in qualità di condimento per la pasta, preferibilmente maccheroni lunghi freschi.

7- Quali sono le tre cose commestibili senza le quali non potresti vivere?
Pasta, granita di mandorla, peperoncino.

8- Tre domandine al volo:
Il mio gelato preferito:
Cioccolato fondente al peperoncino
Non mangerei mai:
Un essere umano… no, vabbè, anche il sanguinaccio, come ho già detto, mi fa piuttosto schifetto!
Il mio piatto/firma:
Spaghetti con un condimento “saltato” comprendente: olio, aglio, crema di peperoncino, pomodorini di pachino, olive nere, capperi, prezzemolo e parmigiano reggiano.

Invito a partecipare:
Roby, Alemae, Serena, Tito e Stellalpina… pura curiosità, non ho altre motivazioni, se non per la coppia finale: mi piacerebbe vedere un vostro confronto incrociato “in casa” su quest’argomento!

Postato da: tremori a 23:42 | link | commenti (12) |
catene blogghesche

lunedì, 11 luglio 2005

Gli orribili avvenimenti di Londra… il compleanno del padre della mia ragazza… immagini che compaiono nella mia mente… evocate da associazioni d’idee non invocate e proprio per questo maggiormente prepotenti di quelle cercate…
Sono passati vent’anni.
Avevo dodici anni, frequentavo la seconda media, mia sorella di quattro anni più piccola di me doveva essere urgentemente operata al cuore. Si decise per Londra e partimmo tutti e quattro: lei, io, mio padre, mia madre. Si credeva fosse una faccenda da una settimana, ci volle un mese. Alla fine andò tutto bene, si trattava “soltanto” di una vena in più da chiudere: intervento facilissimo e rarissimo allo stesso tempo.
Un mese a Londra.
Mia madre lo trascorse quasi per intero in ospedale, con mia sorella, visto che lei poteva rimanere anche di notte. Io e mio padre potemmo usufruire di un’occasione che avrei voluto avere in un’età in cui maggiormente avrei potuto apprezzarla: 30 giorni da “compagni di viaggio”. Gli orari di ricevimento erano molto rigidi, molto diversi da quelli ai quali eravamo abituiti in quelle “comuni” che erano le sale degenza in tutti gli ospedali di nostra conoscenza… solo adesso, a Catania, si comincia a far rispettare gli orari di ricevimento in maniera rigorosa, ma tutt’ora esistono vecchie strutture dove chi entra e chi esce ha come unico ostacolo una porta sempre aperta. Avevamo giornate intere da trascorrere come turisti a Londra, ore lunghissime nelle quali riuscii a vedere il Carlo che si celava dietro mio padre… niente di eclatante, nessuna sorpresa shockante né rivelazioni essenziali, a parte quella che era un uomo. Mi sentivo già adulto e molto lontano dal suo modo di esserlo, ma per fortuna immagazzinai a mia insaputa le informazioni necessarie per metabolizzarle in seguito scoprendo, in qualità di uovo di Colombo, la verità: ero il germoglio di un frutto molto simile a quello dal quale proveniva il seme. Ma il frutto diventò tale soltanto in prossimità del marcire dell’altro e solo per un tempo miserevole restarono nello stesso piatto.
A Londra ebbi il mio primo walkman, un Sony enorme che a Catania sembrava un prodigio di tecnologia, mangiai la mia prima vera banana split, bevvi il primo caffè all’americana con panna liquida (se lo si considera una bevanda e non un “caffè”, non è per nulla disdicevole), visitai posti di inenarrabile fascino che pensavo esistessero solo in TV senza peraltro sapere quanto più ipnotici fossero di presenza, cominciai a capire un po’ d’inglese… a Londra feci un mucchio di altre cose che può fare un turista qualunque che abbia la fortuna di poter visitare un luogo per così tanto tempo… ho anche alcuni ricordi divertenti che non dimenticherò mai, come il cameriere del primo ristorante dove mangiammo la prima sera che continuava a riverirci alla nostra uscita dal locale, io e mio padre che proprio non ci capacitavamo di tanto umile servilismo, “Ah, le tradizioni diverse, a volte come ti stupiscono..”, per poi renderci conto inizialmente con orrore, poi con crescente rassegnata ilarità, di aver lasciato circa 8 sterline di mancia con una non-chalance letta come grande, generosa ricchezza e dovuta, in realtà, alla nostra grande, generosa ignoranza della moneta inglese… noi in un negozio di scarpe dove tentavamo di comunicare in un inglese alla Totò che volevamo delle calze, ma in filo di Scozia, il commesso che inizialmente asseconda la gustosa gag fino ad esplodere in una risata accompagnata dal suo: “Siti catanisi, veru?” e successivo fraternizzare tra lo smorzarsi delle nostre risate e gli altri clienti che ci guardavano come se fossimo matti… a Londra ho vissuto uno di quegli “scatti” di crescita di cui senti il “rumore” soltanto molto tempo dopo, ma ciò che accadde di più importante lo vissi come fosse la cosa più normale del mondo, perché lo era in realtà, ed ora che di normale non avrebbe assolutamente nulla, la rivivrei con quella consapevolezza propria del “giorno dopo”, con quel sapore da gustare perché sai cosa vuol dire perderlo, con quell’amarezza di non averlo saputo quando te ne ingozzavi quasi forzatamente, con quell’Amore che mai riuscii a trasmettergli a parole ma che spero tanto sia riuscito a leggere tra le righe di un libro ancora da scrivere ma già complicatissimo.

Postato da: tremori a 23:50 | link | commenti (11) |

lunedì, 04 luglio 2005

Traduzioni dal commerciale all’italiano:
- “Può avere effetti diuretici”.
Trad.: “E’ acqua. Logico che vi farà pisciare, a meno che non abbiate serissimi problemi di ritenzione idrica, ma allora non sarà certo la nostra acqua a poterveli risolvere, né a complicarveli! Però, capiteci: se scriviamo “PUO’ avere effetti diuretici” lasciamo intendere che la cosa non sia poi così scontata, che l’effetto diuretico da voi constatato conferma che la nostra acqua è proprio quella giusta per voi… chi ve lo fa fare a cambiarla con un’altra che POTREBBE anch’essa avere effetti diuretici, ma ancora non ha potuto dimostrarvelo? E se poi con voi quella non funziona? Oh, poi non pensate di venire a chiederci di risolvere i vostri gonfiori dovuti all’utilizzo di quell’altra acqua, eh!
- “Guarda, ti faccio un prezzo scontatissimo, con te è inutile fare i soliti giochetti del primo sconto e poi aumentarlo facendo finta di averti fatto ottenere con fatica e quindi soddisfazione ciò che comunque avresti potuto ottenere sin dall’inizio!”
Trad.: “Mi dispiace, l’hai presa nel culo. Sei un amico, e proprio per questo l’hai presa nel culo. Con tutti gli altri proverei a fare uno sconto “x” sperando che gli basti e poi ingaggerrei un serrato combattimento per aumentare quello sconto del minimo possibile, ma comunque aumentarlo… con te applicherò il minimo sconto possibile, forse addirittura “x – y”, e tu, anche se, e sottolineo “SE”, avessi mangiato la foglia, non potrai chiedermi di aumentare tale sconto perché sei un amico, eccheccazzo, allora dovevo fare lo stronzo anche con te, dai non farmi pentire d’essere stato onesto con te… mi dispiace: l’hai presa nel culo.”
- “ E’ un’occasione che non può perdere!”
Trad.: “Non mi faccia perdere quest’occasione!”
- “Guardi, mi ci faccia pensare… sa, non sono solo in quest’azienda, ho anche dei soci coi quali confrontarmi, discutere, pianificare i budget d’acquisto annuali, verificare la fattibilità di un acquisto di siffatta portata in base ai guadagni reali ed ipotetici, che oltretutto mai come quest’anno si stanno rilevando così incongruenti… no, no, che ha voglia di scherzare?, logico che quelli ipotizzati erano moooltooo più alti di quelli reali… comunque, le confido una cosa: fosse per me firmerei subito il contratto… ma sa, i miei soci…”
Trad.: “Temo che ci sia più di una possibilità che tu possa perdere l’occasione di rifilarmi quest’”affare”. Io sono il buono, il brutto lo conoscerai la prossima volta, quando insieme ti diremo che l’affare è da posticiparsi… il cattivo potresti conoscerlo nel caso in cui riuscirai a convincere il brutto con sconti improponibili e pagamenti rateizzati senza effetti e con formula “a quando capita”. Compito del cattivo sarà quello di farti andare via dicendo “Grazie, grazie ancora, grazie tante…” dopo che ti abbiamo sodomizzato a sangue con ulteriori condizioni che ti faranno poi subire altre sodomie quando incontrerai il tuo capo.”
- “La chiamo io.”
Trad.: “Addio.”

Postato da: tremori a 19:29 | link | commenti (13) |
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