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utente anonimo in Ma poi cosa dovrebbe...
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Ma lo sai che ci credo?
Minchia, basta: CI CREDO!
La sinistra è inutilmente disfattista, i dati parlano chiaro e la contraddicono, Lui è un “liberale di sinistra” perché pensa ed opera per il sociale più della sinistra comunista, tricche, tracche, bombe a mano e supercazzole con scappellamenti ambidestri…. M-I-N-C-H-I-A-C-I-C-R-E-D-O!
Ma mi stai lo stesso sui coglioni e non ti voto per questo, ok??? Ma ora basta. BASTA!
E’ troppo amaro e doloroso assistere a questo incompreso martirio per la Patria.
Il catanese, a casa sua, senza ospiti, deve mangiare in pigiama.
Il catanese deve essere a capo. Non importa di cosa, non importa per quanto tempo, basta che sia a capo di qualcosa/qualcuno. C’è pure il capo-porta allo stadio, pur di non dire “addetto al controllo” o “guardiano”. Se trova un lavoro porta a porta di vendita di sbucciafichidindia, il giorno dopo uno su tre è “capogruppo” ed è bello soddisfatto che quella sia l’unica merda che offra il mercato del lavoro: è capo!
Il catanese, di sera, non va a buttare la spazzatura: viene sbarellato dal divano dalla moglie urlante con la busta in mano.
Il catanese vive in piena relatività temporale. Se t’invita a pranzo dice: “Vieni a mangiare da me a mezzogiorno?” e ciò vuol dire che si mangerà, sì, a pranzo, ma alle 14:00. Ma se ti dice “ni viremu a’ mezza” che letteralmente si tradurrebbe “ci vediamo a mezzogiorno”, in realtà vuole dirti “ci vediamo alle 12:30” intendendo “a’ mezza” come forma contratta di “mezzogiorno e mezzo”. E ancora, se ti dice: “l’aereo arriva a mezzogiorno” non intende affatto “alle 14:00” bensì proprio alle 12:00… anche se spesso può significare le 14:00, ma non per colpa o intento suo.
Il catanese, se perde: “stavo vincendo”, se vince: “non c’è stata partita”.
Il catanese non va in quel posto “perché ci vanno tutti” né in quell’altro “perché non ci va nessuno”.
Il catanese non va alla festa di S. Agata perché “per carità, tutta quella folla!”, ma se poi lo incontri immerso nella bolgia col panino con la carne di cavallo in una mano ed il bicchiere di vino nell’altra: “mi ci hanno portato per forza!”.
Il catanese non ne può più di Catania e la sua disoccupazione, ma se trova lavoro al nord e vi si trasferisce: “come Catania c’è solo Catania!”.
Il catanese vorrebbe vivere la sua città: glielo permettiamo?
Il napoletano l’ha distrutta: glielo permettiamo.
(Continua?)...
Ieri notte ho fatto un incubo…….
Berlusconi, Fini, Casini, D’Alema, Prodi, Bersani, Fassino e molti altri volti noti a cui non riesco a dare un nome, siedono intorno ad un tavolo. Rotondo. Pieno di ottimo cibo e vino. Mangiano, ma sono un po’ preoccupati.
- Berlusconi: “Ma cazzo, Massimo, che vuol dire “la mia colpa è quella di non aver capito, io mi sono fidato…”, eh Massimo? Che cazzo vuol dire?”
- D’Alema: “Ma vedi, Silvio, se la gente pensa che io non ho fatto nulla apposta, volendolo fare insomma, si salva la moralità dei DS che è l’unica cosa che abbiamo per restare in gioco…”
- Bersani: “Ma sì, insomma… se son stati errori, sono stati veniali…” bevendo un bicchiere di Harmonium.
- D’Alema: “Che cazzo, Bersani, lascia stare, ma non hai proprio capito niente, allora! Il punto non è la gravità dell’errore bensì la volontarietà! Se manca quella, la moralità è salva e con essa i DS!” ed infila in bocca un bel pezzo di salame Felino.
- Berlusconi: “Ma io credo che non abbiate capito proprio un cazzo tutt’e due… fa bene Romano a stare zitto, guardate… almeno così non spara cazzate come voi! – Prodi se la ride – Ma vi sembra salva la mia moralità, eh? Vi sembra morale, ad esempio, pagare un nonnulla di tasse grazie ad un condono che io stesso ho creato? Eh? No, rispondete! Zitti eh, come al solito! E quando parlate dite solo cazzate! Ma lo capite che qui ne va di tutto il nostro Potere, che ci stiamo giocando la continuità? SI’ O NO, CAZZO?! Se subentrano gli altri, specie quei giovani utopici del cazzo tutti morale e giustizia, siamo fottuti, FOTTUTI!!! Impieghiamo anni per rendere credibile la pantomima del “colpa tua, colpa tua” quando c’è l’altro per tornare in auge belli puliti dopo qualche anno grazie al rincoglionimento della gente e voi rischiate tutto così? MA CAZZO, CAZZO E CAZZO!!!”
- D’Alema: “Ma scusa Silvio… allora che dovevamo fare?”
- Berlusconi: “SI NEGA PERDIO!!! Fino alla morte! SEMPREEEEE!!! Si sbattono sul tavolo le proprie grazie, non le disgrazie travestite da incidente… ma quante volte ne abbiamo parlato, eh? QUANTE?”
- Bersani: “Ma intanto, per una stupidaggine così veniale siamo tutti inguaiati, ecco!”
- Berlusconi: “E come al solito le pezze dovrò metterle io… dovrò inventarmi qualcosa per cui mettervi in grado di far passare in secondo piano la vostra faccenda… fatemi pensare un po’…”
A questo punto mi sono svegliato. In TV c’era D’Alema che dichiarava: “La mia colpa è quella di non aver capito, mi sono fidato…”.
Mi sono riaddormentato sognando il mare di Alicudi.
Questo raccontino nasce come “cazzeggio”… Mandylion (blogger a cui tirare un po’ le orecchie per la sua imperdonabile prolungata assenza dalla rete! :-) ) un po’ di tempo fa m’invio il seguente sms: “Ho toccato il fondo: ad ora di pranzo invece di leggere ho scritto un piccolo racconto erotico\comico che è una bomba! Preoccupante?”. Il giorno dopo gli dissi che volevo leggerlo subito, lui mi rispose di no, voleva fare un’esperimento: mi raccontò soltanto la “trama” del racconto e mi propose di scriverne uno che ne seguisse la “traccia” per divertirci poi a scoprire le carte a giochi fatti confrontando le due piccole composizioni… bene… ahinoi, io l’ho appena terminato e lo pubblico subito… ma ora tocca a te, cumpà! :-)
FESTA RICCA
Il fatto di trovarmi lì non vuol dire necessariamente che mi ci trovassi realmente, ma in realtà forse lo dico solo a me stesso per ingannare la mia parte razional-social-familiare che categoricamente nega la sua presenza in quella villa…
Johnny non suona la chitarra, nonostante il nome, ma possiede il patrimonio di una rockstar, nonostante non lo sia. La sua villa è posizionata in riva al mare, in via Dei Villini a mare, per l’appunto, ma la sua di “ino” ha pochissimo: la struttura liberty di tre piani racchiude 24 vani, 5 bagni, 3 cucine, una piscina coperta e riscaldata… l’esterno è composto principalmete da prato inglese con discesa privata sul pulitissimo mare ai margini della scogliera catanese, collocato a metà tra i lidi della scogliera ed il lungomare dei solarium. Le piscine sono due, in effetti: l’altra è collocata sul prato di cui sopra ed è una Jacuzzi con aree idromassaggio. Il campo da tennis non c’entrava, ribadisce sempre Johnny, perché purtroppo la natura non permetteva maggiori spazi rispetto a quelli già sfruttati… ben poca misera cosa diviene una villa senza il suo campo da tennis, e forse questo era il motivo per il quale io proprio non volevo andarci alla festa di Johnny! Io sono abituato in condominio, una volta vado a casa di un riccone con villa da riccone e piscina da riccone… e non c’è il campo da tennis? Ma, dico, scherziamo? Ho accettato giusto perché Simona sembrava essersi tramutata in un ripetitore automatico proponente sempre la stessa identica frase: “dai, ci andiamo, dai, ci andiamo, dai, ci andiamo, dai, ci andiamo?…..”. Lei non ama la vita mondana, possiede un certo ribrezzo verso le ricchezze ostentate, non ama i regali costosi, ma chissà perché in feste come quella di Johnny non può mancare, gli anelli delle sue amiche sono sempre così carriiiiiniiii quando una pietra incastonata in essi supera la somma di 2 miei stipendi… “dai, ci andiamo, dai, ci andiamo, dai, ci andiamo, dai, ci andiamo?…..”…. “Minchia, SI’, ci andiamo, va bene!”…. in questi casi ci si aspetta almeno la soddisfazione di un abbraccio con un paio di grazie grazie grazie, constate le innegabili capacità da ripetitore automatico… invece no, soltanto un semplice: “ma mica per me, sai… mi sembra male per le mie amiche!”… “E allora ci andiamo per le tue amiche, va bene?”… avevo ragione!
Gli invitati erano circa 13, io e Simona inclusi. Le coppie erano circa 2, io e Simona inclusi.
Teresa è single ma “frequenta” Marco il quale single si sente davvero pochissimo… ma chi glielo dice a Teresa? Monica è single per scelta di Umberto, il moroso che l’ha tradita con la sua migliore amica, Sabrina… “ma che banalità”, gli ripetono tutti ogni volta che lo racconta… “Forse per voi, ma per me banale mica tanto…”. Umberto e Sabrina ci sono anch’essi, rendendo la situazione un filino imbarazzante per tutti, figuriamoci per loro… che poi, almeno dalle apparenze, sembriamo più imbarazzati noi che non loro stessi, tutti e tre, che parlano tranquillamente a bordo piscina come vecchi compagni di classe incontratisi per caso con un bicchiere di passito in mano...
Gianna e Michela sono state universitarie e sembra che tra i laureati sia comune avere tale trascorso, infatti lo furono anche Simona e Teresa. Tutte e quattro, però, hanno qualcos’altro in comune: frequentarono gli stessi corsi e ciò fa di loro una categoria a parte, pericolosissima: quella delle “ex colleghe di corso universitario”. Quando infauste congiunzioni astrali rendono possibili tali funesti incontri si genera un significativo evento che potrebbe definirsi come “eclissi sociale”: le ex colleghe parlano tra loro di avvenimenti più o meno veritieri, più o meno rivolgendo occasionalmente agli “eclissati” enormi sorrisi come per dire: “ma non lo trovi divertentissimo anche tu?”, ma categoricamente più noiosi per tutti e meno divertenti per loro di quanto non siano noiosi per gli altri… e se ne fanno di matte risate, eh!
Giuseppe e Roberto, invece, no. Cioè, non erano universitari, non sono single ma non sono in coppia, né tra di loro né con altri/e presenti alla festa bensì con due ragazze che nessuno di noi conosce e che tutt’ora non hanno il desiderio di cambiare tale loro status palesandosi fisicamente oltre che attraverso le celestiali parole dei loro innamoratissimi morosi. Giuseppe e Roberto sono simpatici, ma se iniziano a parlare delle loro “piccoline” possono diventare più temibili di un monologo in bulgaro con sottotitoli in cirillico… anzi, ho avuto modo di sperimentare entrambe le circostanze ed ho trovato il monologo parecchio più avvincente e comprensibile!
Giovanni e Giulia sono l’altra coppia. Loro sono piacevolmente “piatti”, rassicurantemente “normali”, segni particolari nessuno… eppure non noiosi, non banali… non saprei dire… un po’ come il prezzemolo: gli spaghetti aglio, olio e peperoncino possono sopravvivere anche senza, ma se invece c’è te ne accorgi a stento dando per scontato che ci sia e nonostante la sua “trasparenza” rende più gustoso un piatto di cui godresti comunque anche in sua assenza.
I primi ad arrivare alla festa, come sempre avviene in questi casi, fummo io e Simona. Era di rigore l’abito da spiaggia ed io sfoggiavo un paio di bermuda di lino beige ed una maglietta con sopra scritto “Brutto figlio di Puttana”, Simona un pantalone di lino bianco che mi provoca tutt’ora le vertigini, sebbene sia la mia ragazza da oltre 4 anni, ed un top nero che mi aumenta le vertigini in eccitazione vera e propria. Prima di arrivare alla festa ho tentato per ben 3 volte approcci più o meno palesi… al primo reagì ridendo, al secondo, più palese e meno scherzoso, con un “Ettore, dai, dobbiamo arrivare in ritardo?”, al terzo, decisamente da arrapato, con un secco “insomma, finiscila, lo sai che odio arrivare in ritardo!”. Aspettammo circa mezz’ora per veder arrivare altri due invitati: Teresa e Marco, lei splendidamente somigliante a Michele Hunziker, lui pallida fotocopia di Gerry Scotti… ma sarà quella giusta per lui? E soprattutto, caro il mio “Scotti”: la accendiamo?
Dopo di loro gli altri giunsero nel giro di 5 minuti.
La serata iniziò a decollare soltanto grazie allo champagne che accompagnava le ostriche servite come antipasto di una cena fredda memorabile. Un buffet hollywoodiano con piatti ricercatissimi e al contempo semplici… insalata di banane e funghi, carpaccio di manzo con rucola e grana, salmone e melone, piacentino ennese e miele di castagno, salumi dei nebrodi e formaggio maiorchino sono solo alcuni dei piatti che arricchivano lo scenario attorno alla piscina, il tutto innaffiato da vino rosso Milleunanotte del 2000 come se piovesse… a metà cena la serata divenne davvero divertente, era al culmine del suo volo. Il vino non aveva ubriacato nessuno ma ci aveva reso tutti più gradevoli e graditi l’un l’altro, le ragazze sembravano tutte più belle e le eclissate si erano riuscite a fondere col gruppo senza per questo smettere di fare ancora gruppo a se… la serata di luglio era calda ma non umida, temperatura ideale per ritrovarci tutti in costume da bagno a fare un tuffo in piscina godendosi un bicchiere di vino nella zona idromassaggio, possibilmente a strettissimo contatto col proprio partner… anche i più o meno single non disdegnavano tale tipo di compagnia in acqua: Teresa e Marco sono una “quasi coppia” e quindi erano i “single” più avvinghiati, ma anche Umberto, Sabrina, Monica e Johnny si divertivano a giocare tra loro senza mai palesare troppo il gioco, lasciando una sottile linea di demarcazione tra il serio ed il faceto, tra l’amicizia e l’erotismo, tra il se di oggi e quello di domani, tra il volere ed il non potere. Insomma, nessuno di noi è tipo da orgia, ma quella sera credo che sfiorammo tale nuova esperienza, senza peraltro capirlo mai appieno se non a posteriori e comunque, a tutt’oggi, senza mai dircelo apertamente riparlando di quella sera che continuiamo a definire semplicemente come “stranamente magica” oppure, osando un po’ di più, “morbosamente coinvolgente”.
Il tempo cronologico non esiste, siamo noi ad interpretarne il passaggio con convenzioni denominate ore, minuti, secondi… infatti quella sera scoprii che 3 ore possono sembrare 1/6 del loro normale fluire in circostanze normali o 1/12 rispetto a periodi noiosi: erano le 3:00, mi trovavo in una sdraio con accanto Teresa e Sabrina in due lettini vicini, una a destra, l’altra a sinistra. Noi tre non avevamo mai smesso di chiacchierare punzecchiandoci deliziosamente nello stesso tono che la serata aveva ormai preso… ma gli altri dormivano tutti! Simona era distesa di fronte a me su un telo spugna di playboy (ma dove cazzo lo teneva? Non l’avevo mai visto… o forse non è suo?…), accanto a lei c’è Johnny, fortunatamente su un altro telo, anche se non esattamente lontano dal suo… vabbè, ho poco di cui essere geloso: primo, dormono! Secondo, io mi sto davvero cominciando ad eccitare… i punzecchiamenti sono diventati veri affondi di spade e se prima ci si solleticava adesso le frasi cominciano a penetrare le carni insinuandosi nel cervello e lavorando gli ormoni per benino… Teresa è la più audace, la meno eterea nelle allusioni, ma Sabrina riesce ad essere eccitante almeno quanto lei grazie ai suoi movimenti sinuosi che accompagnano frasi meno esplicite e più immaginifiche… sto per esplodere, ormai le ho entrambe pelle a pelle e di allusivo resta ben poco quando si arriva a parlare di “problemi” grossi o piccoli… posseduto da un demone che ancora non conoscevo e che non sospettavo potesse risiedere in me in qualche meandro oscuro di un recondito desiderare, mi abbassai il costume esclamando incredulo io stesso: “Io avrei questo di problema, che sia grosso o piccolo trattasi di mera questione soggettiva ed io non desidero in alcun modo esprimere giudizi che potrebbero sembrare faziosi, ma lascio a voi la questione accompagnata da un’altra domanda: potreste per caso fare qualcosa per risolverlo?”. Non risposero nulla verbalmente, ma usarono ugualmente la bocca per esprimersi, insieme, contemporaneamente e senza per questo intralciarsi nei “discorsi”, anzi… era un vero duetto, sembravano addirittura affiatate e rodate nel loro pronunciarsi in siffatta maniera… io non restai affatto insensibile dinanzi a cotanta arte “oratoria” e le lasciai fare in religioso silenzio ed estatica contemplazione sino al momento delle mie conclusioni finali: copiose ed incisive, decisamente pertinenti al gran lavoro da loro svolto sino a quel momento e fu mia grande soddisfazione vedere che non se ne persero nemmeno un pezzetto lasciando disperdere inutilmente il frutto del loro lavoro di cui invece sembrarono ben liete di poter apprezzare per intero l’auspicato risultato.
Dopo ci godemmo un meraviglioso bagno in piscina nella quale mi addormentai lasciandomi cullare dall’idromassaggio di una delle sue aree… per fortuna loro si addormentarono dopo essersi staccate da me, in due aree vicine ma non troppo… mi svegliai col sole in faccia e l’impressione di aver sognato tutto… no, non poteva essere vero, non potevo essere io, proprio io… e chissà, forse era davvero soltanto un sogno, uno di quelli dai quali ti svegli nel dubbio, in bilico tra realtà e fantasia, finchè la prima non prende il sopravvento sulla seconda lasciandoti iniziare un nuovo giorno nel quale accumulare altro materiale per altri sogni, altri desideri per altra fantasia, altro inconscio da nascondere al conscio… altra possibile vita.
Gli altri erano quasi tutti in dormiveglia e alcuni mugolavano frasi sconnesse… alcuni passeggiavano con assetto da zombie… Johnny era in piedi vicino alla piscina, a pochi metri da me, mi guardava… quando aprii gli occhi mi disse: “Buongiorno Campione… hai dormito bene? Sono certo di sì!” e si allontanò con un sorriso che aveva un che di compiaciuto… ma dormiva davvero? Ma ero sveglio davvero? Ma era accaduto davvero?
Mi alzai e andai da Simona splendidamente adagiata nella stessa identica posizione nella quale l’avevo vista addormentarsi la notte prima… ma come farà mai a dormire così? Io, durante la notte, sembro il cestello della lavatrice in piena centrifuga, il Diavolo della Tazmania si spaventa quando mi passa accanto mentre dormo… lei no, lei entra nel mondo onirico immergendosi in esso come fosse una nuvola soffice e da essa si lascia cullare restandone completamente avvolta, avviluppata… positivo e negativo, è questa la logica, no? Io e lei, è questa la logica, no?
Il conscio.
La logica.
La vita reale.
E’ bella, altro che cazzi! Mi avvicino a lei e la bacio delicatamente sull’angolo sinistro della bocca, quello vicino al quale una piccola fossetta le ingentilisce il volto rendendolo un po’ più malizioso ed affascinante… la sveglio così, mi guarda e mi dice: “Buongiorno Amore… ma dove… ah… oh Madonna… che serata, eh?” arrossendo leggermente, ma posso notarlo solo io che la conosco meglio di me stesso, anche se non ci vuole poi granchè.
“Già… incredibile davvero, maaa… un po’ fuori dal nostro mondo, non ti pare?”
“Beh… ma perché, ti sei annoiato?”
“Nooo… peroòò… vabbè, un po’ mi sentivo come Alice nel Paese delle Meraviglie: tutto molto bello, ma al di là dello specchio… non che sia brutto, maaaaa…. incongruo, ecco!”
“… incongruo… ma ogni tanto si dovrà pure vivere di inconguità, no?”
“Ma sì, Amore, sì… basta ricordarsi, quando si torna dall’altra parte dello specchio, che si trattava soltanto di una realtà… INCONGRUA!”
“Ma a noi non deve ricordarci nessuno quanto stiamo bene insieme senza avere bisogno di nient’altro che quello che abbiamo, no, Amore?”
“Certo, lo so… lo so”
Bacio, prolungato, conscio, bello, reale… congruo.