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utente anonimo in Ma poi cosa dovrebbe...
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Fa troppo schifo… che poi non è neanche vero… più che altro dovrebbe chiamarsi con un altro nome… “ciunoffolo” potrebbe andare bene… ma anche “ciuffolo”… sì, la desinenza in “folo” mi sembra adeguata… per il nome esatto ci si potrebbe anche mettere d’accordo in seguito… “truffolo” dovrebbe già essere il nome di qualcun altro e comunque temo fornisca un’indicazione troppo marcata sulla qualità del prodotto che potrebbe risultare poco incoraggiante… fuorviante non so, poco incoraggiante di sicuro… il fatto è che denominarlo “caffè” è proprio scorretto, e non nel senso che ci manca la grappa… “ciristruffolo”… mah… il fatto inquietante è che non si può nemmeno dire che sia orrenda come bevanda calda… ma non è caffè, tutto qui! Arriviamo in ufficio ed immediatamente ci si accinge alla macchinetta dei “paragnioffoli”… ma stranamente accanto al tasto si trova la scritta “caffè”…come, vien da chiedersi, ma se è uno “spiricuffolo”!!! Ancor più strana è la presenza di chicchi di caffè “a vista” nella parte superiore della macchina! Mi sono più volte chiesto come potesse ottenersi un “frugnoffolo” dalla macinatura di chicchi di caffè, ma finalmemente ho avuto l’illuminazione e sono certo d’aver capito il trucco: i chicchi diminuiscono dal contenitore “a vista” per defluire in un altro occultato al quale ha accesso solo il manutentore il quale, con abili movimenti da prestidigitatore, li ripone periodicamente nel contenitore “a vista”! La bevanda si ottiene in realtà con lo scioglimento di sostanze chimiche in polvere nell’acqua chimica calda e si ha cosi il “crepoffolo” al quale tutti aneliamo storditi ancora dalla sveglia da poco squillata.
Esistono ancora luoghi sospesi tra la fantasia e la realtà, dove il miscelarsi di antico e moderno produce effetti inenarrabili, da gustare ed assaporare in tutte le sfumature di colori del giorno e della notte, dove il profumo del mare evoca immagini che miracolosamente si palesano concrete dinanzi a stupefatti occhi che ammirano un antico borgo di pescatori sorto intorno ad una tonnara ormai dismessa da anni, eppure così presente nella sua consistenza inutile bellezza, in evidente contrasto col dirimpettaio isolotto dove la bellezza di una casa rossa recentemente restaurata ospita la famiglia di Vitaliano Brancati in una villa che pare galleggiare sul mare di un porticciolo dove poter gustare granite di mandorla, caffè, fichi, melone colmando così tutti i sensi del corpo di piaceri troppo intensi per essere narrati con parole… Marzamemi è vera, ma sembra far parte di un film, sembra voglia sfuggirti di mano come un sogno quando t’accorgi di sognare… chiudi gli occhi, li riapri, lei è sempre là, tu sei sempre con la tua granita con panna e brioche dinanzi, alla tua sinistra il borgo antico e la sua tonnara, alla destra l’onirica abitazione di Brancati, una casa rossa letteralmente sul mare, e le barchette dei pescatori a pochissimi metri… incantevole restare immobili ad osservare tale scenario nell’ultima ora di luce del giorno, osservando il lento mutare dell’atmosfera in sincronia con il cangiare dei colori sino a ritrovarsi ad osservare ipnotizzati il raggio di un antico lampione che illumina il tratto di mare che vorrebbe trasportarti sino alla tonnara… ci vai alla tonnara, con una breve passeggiata nella quale si attraversa l’antica piazza, un portico ed eccoti pronto per un'esperienza unica: allontanarsi sul molo per poter osservare Marzamemi sfavillante di luci e posta stavolta dietro al suo porticciolo…
Ci si allontana leggermente e si raggiunge la Tonnara di Vendicari dove ci si trova immersi in un quadro di Dalì: colonne che s’innalzano verso il nulla, resti di Torre Sveva, antiche saline, strutture appartenenti alla vecchia Tonnara del ‘600 e che sembrano essere lì proprio per essere ammirate oggi in qualità di memorie tra il riflesso del mare e la vegetazione rigogliosa di una riserva amatissima anche da coloro che praticano bird watching… ma il bagno lo si fa più avanti, giunti alla meravigliosa Cala di Mosche dove, lasciandosi alle spalle l’impossibile scenario che mai la memoria potrà rimuovere, se ne incontra un altro che solo in pochissime spiagge d’Italia si ha la possibilità di vivere grazie al suo mare cristallino che bagna una sabbia fine e chiara posta tra due piccoli promontori che racchiudono la fetta di splendore nel quale nuotare muniti almeno di una maschera: imperdibili le immagini subacque ricche di piccoli pesci che a branchi si muovono sino a riva… ma è già ora di cena, si torna a Marzamemi, di fronte alla casa rossa di Brancati che sembra dover salpare l’ancora da un momeno all’altro, all’albergo Celeste dove il cous cous di pesce non potrà che regalare alla bocca il piacere antico di un piatto cucinato secondo tradizione, così come la caponata e le sarde a beccafico, per non parlare degli spaghetti al nero di seppia, alla bottarga e perfino alle uova di triglia… il palato ringrazierà per parecchio tempo e spesso avrà malinconia di quei sapori, sicuramente edulcorati dalla locazione magica e surreale… surreale come camminare in bilico tra due mari, lo Jonio ed il Mediterraneo, sulla spiaggia dell’Isola delle Correnti, poco dopo Portopalo di Capo Passero dove si trova un’altra suggestiva isoletta da non confondersi però con quella dei due mari, punto più meridionale d’Europa, perfino più a Sud di Tunisi. L’isola si può raggiungere praticamente a piedi, bagnandosi sino alla vita se la marea è bassa, e la sensazione sul corpo dello “scontro” tra i due mari è quantomeno suggestiva… non a caso si chiama “Isola delle Correnti”… può anche accadervi di trovarvi sul lembo di terra che funge da spiaggia per entrambi i mari con il Mediterraneo agitato da un lato e lo Jonio immobile dall’altro e restare in sconcertata contemplazione dinanzi alla rivelazione che la straordinaria bellezza di alcune cose può essere il motivo per cui vivere tutto il resto.