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Autognomica
- Uomo in Mercedes: Solitamente intorno ai 57 anni, leggermente in sovrappeso, occhiali larghi effetto “mosca”, può essere fumatore, solitamente di pipa. Può trovarsi in due diverse posizioni: eccessivamente rilassato sul sedile nel quale sprofonda come fosse un materassino in una piscina solitaria e soleggiata, oppure eccessivamente in avanti verso il volante con la colonna vertebrale rigidissima e staccata dallo schienale di almeno 10 centimetri. Possiede un automobile con caratteristiche tecniche non profondamente dissimili da quelle di una F1. Procede a 15 km/h in città, 35 nelle strade extra-urbane, 80 in autostrada, ma sempre, rigorosamente, tassativamente al centro della carreggiata, ubicazione che sembra essere la condizione necessaria per la sua sopravvivenza. Quando viene sorpassato da un povero cristo incolonnato da 45 minuti dietro di lui che, spossato dalla circostanza, effettua la manovra con mutate sembianze facciali esprimendo con parole sconosciute ai più le dilanianti dissonanze del suo animo mentre il suo clacson ulula con voce vieppiù roca in piena assonanza con le citate dissonanze, mentre tale dramma si svolge a pochi, pericolosissimi centimetri da lui, l’Uomo in Mercedes resta immobile in una delle due posizioni (che, va chiarito, non muta MAI… le due diverse posizioni caratterizzano due diversi Uomini in Mercedes!) lasciando nel devastato sorpassatore l’alone di un dubbio: sarà vivo?
- Extra-comunitario in Volkswagen Jetta: Automobile evidentemente consegnata insieme al foglio di via dopo il lussuoso soggiorno nei centri d’accoglienza a cinque stelle che fortemente ci discostano dal nazismo ed i suoi lager. Tale automobilista non teme i sensi vietati, i semafori rossi, le precedenze ed i divieti di sosta: sembra abbia visto di peggio, lui! Non in Italia, comunque: sembra abbia trovato fortuitamente una macchina dello spazio/tempo (anch’essa una Jetta) abbandonata al sud Italia o fuori dalla suddetta nazione, in Sicilia, che lo abbia trasportato negli anni ’40 in Germania. Da lì riescono a far ritorno nel lusso dell’accoglienza italiana culminante nella già citata consegna dell’automobile.
- Donna in Seicento: Rigorosamente soprappeso, appiccicata al volante rispetto al quale può trovarsi, a seconda della statura, in due posizioni: col volto al di sopra di esso e la testa leggermente all’indietro, oppure arrampicata su di esso nel tentativo di vedere tra le sue razze. Inserisce la retromarcia con fragore del terzo grado della scala Richter ed utilizza innovativi sensori di parcheggio acustici: BOOM, BOOM, BOOM… importantissimo non divenire causa di anomalo CRACK con le proprie gambe. Se prende un controsenso in una via stretta e la si incontra procedendo nel giusto senso di marcia, meglio fare immediatamente retromarcia evitando inutili perdite di tempo e pregando per lei finchè non esce viva dalla via stessa.
- Ragazzo tatuato in Ducato: Non lo vedi, lo intuisci. La media oraria e di 289 km, pausa pranzo compresa. Solitamente ti accorgi di lui solo ai semafori perché costretto alla resa dalle altre auto incolonnate dietro, davanti, di lato a lui. Dall’abitacolo esce uno strano aroma lievemente simile a quello di carne arrostita, ma, seppure sporgendoti con distorsione perfino degli alluci, non riesci proprio a scorgere alcun barbecue… forse lo custodisce nel capiente bagagliaio. Al verde, credi di essertelo immaginato: svanisce in una nuvola di fumo meno piacevole di quello di prima.
- Ragazzo in auto con luci blu: Maglietta D&G a rete in estate, giubbotto “bomber” Versace in inverno, capelli con frangia inondata e pericolosamente protesa verso le pupille, colonna sonora incessantemente pompata a palla (credo parlino così…) ed incredibilmente simile agli avvisi acustici dei sensori di parcheggio della Donna in Seicento. Si narra che la sua auto non si muova a causa di un comune motore a scoppio bensì per induzione elettromagnetica con caratteristica luce blu tutt’attorno e sotto ad essa. Non sembra che tale specie di automobilista goda di vita propria al di fuori della sua vettura la quale ha ormai fama d’essere non il suo mezzo di locomozione bensì un suo piercing… non si osa pensare a quale possa essere la parte anatomica che funga da prefisso al suffisso…
(SEGUE???)